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Disegni da Coronare: la creatività dei bambini al tempo del Coronavirus

Disegnare il Coronavirus per scongiurare la paura, un'intervista

Finalmente si inizia a parlare di riapertura, dopo due mesi di quarantena, e anche la questione scuole e minori inizia a essere presa in considerazione più seriamente dal nostro Governo. Un aspetto, ci sembra, rimane ancora trascurato però. 

Parliamo del benessere psicologico dei nostri ragazzi, che da una parte si sono visti costretti fra le mura domestiche, dall’altra hanno vissuto un taglio netto nei rapporti interpersonali. Hanno visto insomma la loro quotidianità sconvolta. Come genitori ed educatori, abbiamo fatto il possibile per proteggerli e sostenerli anche nella gestione delle emozioni, ma si tratta di una sfida durissima!

In queste ultime settimane di isolamento forzato, abbiamo scoperto un progetto meraviglioso, che cerca di occuparsi proprio di questo aspetto dell’emergenza Coronavirus. Si tratta di Disegni da Coronare, uno spazio di dialogo pensato per i bambini, per aiutarli a razionalizzare i forti cambiamenti che stanno vivendo e a confrontarsi fra loro. Ne abbiamo intervistato l’ideatrice, Francesca, artista e mamma di Roma. 

 

Una chiacchiera con Francesca, ideatrice di Disegni da Coronare

Ciao Francesca! Abbiamo scoperto il tuo progetto, Disegni da Coronare, e ci è sembrato molto interessante. Ci parli di te? Chi sei, cosa fai…

Sono Francesca, di Roma, artista multidisciplinare. Vengo da una formazione di arti visive e negli ultimi anni mi sto dedicando all’arte relazionale e all’arte performativa, legata anche agli spazi comunitari. Negli anni ho avuto modo di lavorare molto a contatto con l’infanzia realizzando laboratori e altri progetti. Ho avuto anche un’associazione culturale, per cui curavo mostre e realizzavo eventi. 

 

Sei anche una mamma, e Disegni da Coronare è nato anche per questo. Come state vivendo in famiglia la quarantena?

Si passa da momenti molto gradevoli a momenti di grande confusione e attrito perché è difficile gestire gli spazi di ognuno. Sicuramente questa quarantena è un’esperienza molto forte, che da una parte fa sentire molto uniti come famiglia ma dall’altra anche un po’ soffocati. 

Noi ce la caviamo! All’inizio pensavamo ‘che bello, dormiamo’, poi abbiamo stabilito una routine, con un orario per la colazione, i compiti e le varie abitudini della vita di Olivia, mia figlia. Abbiamo previsto anche degli spazi per gli interessi miei e del mio compagno, sia lavorativi sia umani. Negli ultimi giorni si inizia ad accusare un po’ di stanchezza: è tanto che siamo in quarantena!


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Olivia come ha vissuto la quarantena? Fra l’altro nel corso del suo primo anno di scuola; ha sei anni, vero?

Sì, sei anni e mezzo. 

Era a scuola e le insegnanti le spiegato che il pomeriggio avrebbe dovuto raccogliere tutto il suo materiale e portarlo a casa perché non ci sarebbero più state lezioni. Quando sono andata a prenderla, festeggiava con gli amichetti: “Siamo in vacanza”. Così è iniziata la quarantena, e questa è stata la reazione per la prima settimana. Noi adulti provavamo a spiegarle che non si trattava proprio di una vacanza e superati i primi giorni ha capito che c’erano dei problemi. Ha capito anche che comunque scuola e compiti sarebbero stati nelle sue giornate e l’entusiasmo è sceso. Poi ha iniziato a scontrarsi con il fatto di non poter uscire e lì sono iniziate le prime difficoltà. Non potersi allontanare da casa o vedere gli amici ha creato dei veri e propri momenti di sconforto, così come non poter vedere i nonni: improvvisamente c’erano solo mamma e papà. Quando stare a casa è diventato routine, è diventato pesante: chiedeva “perché non posso vedere gli amici, perché non c’è scuola? Ma fino a quando?”. Sono iniziati anche sbalzi d’umore ed episodi di pianto, la notte ha iniziato ad avere gli incubi. La gioia iniziale si è spenta.

 

Avete provato a usare Skype per tenervi in contatto con i nonni e gli amici?

Sì. All’inizio c’era un po’ di soggezione da parte di tutti; superatala, abbiamo iniziato con le videochiamate, ma poi è subentrato un rifiuto, soprattutto da parte di Olivia, perché non la percepisce la videochiamata come la stessa cosa di avere i nonni in presenza. Lo stesso sta avvenendo per noi adulti, è surreale. 

 

Parliamo del tuo progetto. Come nasce?

Un po’ per caso! Mi sono resa conto che la piccola soffriva la situazione e ho pensato di chiederle di disegnare il Coronavirus; è stato un gioco con cui alla fine il virus ha preso veramente forma: era lì, su un foglio, e ne abbiamo parlato. Finalmente una cosa che tutti combattiamo e che non ha forma diventava visibile. Perché paradossalmente stiamo combattendo qualcosa che non si vede, e questo disorienta noi, figuriamoci i bambini! 

Ho pensato che se ogni genitore chiedesse ai propri figli di disegnare il Coronavirus, se ne parlerebbe. Andando a scuola, il tema sarebbe stato affrontato, ma non avendola e non vedendo nessuno, i bambini si ritrovano in questa situazione senza potersi confrontare fra loro. L’idea quindi è nata anche per mostrare ai bambini cosa pensano i loro coetanei. 

Volevo far diventare quest’idea qualcosa di utile: il tratto grafico ti racconta l’inconscio e gli psicoterapeuti sono in difficoltà in questo momento. Gli psicologi si stanno scontrando con una situazione particolare e molte pratiche sono da rimettere in discussione; avere un disegno che ti racconta l’inconscio del bambino può essere un appoggio utile.

Ho pensato dunque di raccogliere più disegni e di proporre un percorso a una professionista che stimo molto e che lavora con l’infanzia. Le ho chiesto se voleva accompagnare il progetto e sostenere una parte più terapeutica, che non è il mio essendo io un’artista. Parlando con lei è nata l’idea di creare Disegni da Coronare, uno strumento per aiutare bambini e ragazzi ora e anche in una fase successiva di reinserimento. Poi il percorso si è evoluto: ora stiamo provando a creare un diario della quarantena. Stiamo ragionando sulle modalità con cui chiedere ai bambini di disegnare, ogni quanto chiederlo… perché poi se il bambino si mette a narrare narra tanto! 

Come comunicate con le famiglie che scelgono di aderire a Disegni da Coronare? 

Come mezzo di comunicazione privilegiato ho proposto Whatsapp perché mi sono resa conto che ci sono delle enormi differenze a livello informatico fra persona e persona: alcuni non hanno un pc, altri non sanno mandare una mail… Whatsapp è più immediato, è più facile partecipare, perché se una cosa deve diventare un peso non la si fa volentieri. Anche per questo il progetto ha preso piede e sta crescendo.

Altri canali sono i social network (Facebook, Instagram) e ovviamente la posta elettronica.

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Quali sono gli obiettivi a breve termine?

Il progetto va spiegato e reso visibile; per farlo abbiamo realizzato un video, utilizziamo i social per coinvolgere un pubblico quanto più ampio possibile. La redazione Tutti a casa si è appassionata al nostro percorso e sta tenendo un diario con il racconto dei retroscena. C’è molto bisogno di implementare la comunicazione: la volontà comune è costruire un organico di psicoterapeuti, educatori, insegnanti, e uno strumento utile per tutti, ma bisogna trovare il giusto modo per comunicarlo. Dovremo realizzare altri video sia per i bambini sia per le istituzioni. 

Poi molto probabilmente in tempi brevi riusciremo a entrare in alcune cooperative sociali, e questa è già una grande conquista. Sotto il lato artistico e creativo invece, a me piacerebbe creare una mostra che raccolga tutti i disegni, ma con un altro respiro. Vorrei coinvolgere anche altre figure, tenendo sempre però bambini e ragazzi come protagonisti: noi siamo solo lo strumento che gli abbiamo messo in mano per comunicare. Mi piacerebbe anche una volta alla settimana realizzare un video per i bambini con i loro disegni, in modo che diventi un appuntamento fisso per loro. Bambini e ragazzi che si raccontano, perché per noi adulti ci sono mille contenuti online, ma i bambini non sanno cosa succede agli altri. 

Mi auguro che il progetto cresca: non avrebbe motivo per non farlo. 

Dal disegnare il Coronavirus alla costruzione di un diario della quotidianità dei bambini in questo periodo. Ci sarà solo quarantena per Disegni da Coronare o anche un dopo?

Il dopo è già previsto. Per tutti noi uscire di casa non sarà più lo stesso, come potremmo non raccontare il dopo? Potrebbe essere anche più interessante a livello di espressioni visive: sta cambiando il mondo. Ci sono molte possibilità e in molti possiamo dare qualcosa per far crescere questo progetto. 

 

Per avere più informazioni e inviare i disegni dei propri bambini trovate tutte le informazioni sulla Pagina Facebook Disegni da Coronare.

 

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